Ci sentiamo un po' come Patrick Bateman.

L'attesa
attenua le passioni mediocri
e aumenta le grandi.

Francois de La Rochefoucauld

Curiosità dal - e sul - mondo della grafica, della comunicazione, dell'editoria e della fotografia, secondo il nostro punto di vista.

Ci sentiamo un po' come Patrick Bateman.

23 aprile di Mr. Wolf

Quanto può essere importante un biglietto da visita? Più di quanto si immagini; almeno per Patrick Bateman, l'alter ego di noi grafici. L'io ossessivo e compulsivo che porta al perfezionismo.

Analogamente - se pur con maggior raziocinio rispetto all'ansia e allo stato psicologico mostrato in una delle scene cult del film "American Psycho" - il biglietto da visita assume un ruolo fondamentale nell' hic et nunc relazionale e professionale. Il biglietto da visita è materico e si "tocca con mano"; è - nella maggior parte dei casi - il primo elemento di contatto e rappresenta un gesto sinergico ed empatico tra due o più persone. Non indossa una maschera; è chiaro, schietto, immediato, diretto. Deve attrarre, garbatamente. O, se lo richiede, può osare, trasformandosi in un gesto creativo e provocatorio.

Può essere color "bianco osso", "guscio d'uovo", con "caratteri in rilievo" e con "una raffinata consistenza della carta"; il biglietto da visita è la "prima impressione" di qualunque azienda; il compito di un grafico e di uno studio di comunicazione a cui è affidato il compito, è quello di saperla rendere indimenticabile.
Almeno subito dopo quella di Paul Allen.

IL NOSTRO APPROCCIO

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